Quali requisiti servono nel 2026 per la pensione di vecchiaia?
Nel 2026 servono 67 anni di età e almeno 20 anni di contributi. Dal 2027 l'età sale di un mese e dal 2028 di tre mesi in tutto, salvo alcune categorie.
Nel 2026 la pensione di vecchiaia richiede 67 anni di età e almeno 20 anni di contributi.
Chi ha iniziato a versare dopo il 1995 deve avere anche un assegno almeno pari all'assegno sociale, cioè 546,24 euro al mese nel 2026.
L'età sale a 67 anni e 1 mese nel 2027 e a 67 anni e 3 mesi dal 2028; lavori gravosi e usuranti hanno regole a parte.
Non c'è finestra di attesa: la pensione decorre dal mese successivo a quello in cui si raggiungono i requisiti.
È la domanda da cui partono quasi tutte le altre. Prima di chiedersi se convenga riscattare la laurea, se si possa lavorare ancora o come si sommano i contributi versati in posti diversi, bisogna sapere dov'è il traguardo. Per la grande maggioranza dei lavoratori italiani il traguardo si chiama pensione di vecchiaia, e nel 2026 le sue regole di base sono semplici. Le complicazioni stanno nei dettagli: le deroghe per chi ha lavorato poco prima del 1993, la soglia di importo per chi ha cominciato dopo il 1995 e l'aumento dell'età già fissato per il 2027 e il 2028.
La regola generale: 67 anni e 20 di contributi
La pensione di vecchiaia spetta a chi ha compiuto 67 anni e ha almeno 20 anni di contributi. Lo stabilisce l'articolo 24 del decreto legge 201 del 2011, la cosiddetta riforma Fornero, e la scheda dell'INPS conferma che per il 2026 questi sono i requisiti. I contributi possono essere di qualsiasi tipo: versati durante il lavoro, volontari, figurativi (per esempio per maternità o disoccupazione) o riscattati.
Contano entrambe le condizioni insieme. Chi a 67 anni ha 19 anni e mezzo di contributi non può ancora andare in pensione di vecchiaia con le regole ordinarie; chi ne ha 30 ma ha 65 anni deve aspettare l'età, a meno che non abbia i requisiti per un'altra uscita, come quella anticipata, che guarda solo agli anni di contributi.
Per chi ha versato in più gestioni, il conteggio dei 20 anni può includere periodi in casse diverse attraverso il cumulo gratuito o la totalizzazione: ne parliamo nella risposta su come si sommano i contributi versati in casse diverse.
Quando bastano 15 anni
Esistono alcune eccezioni ai 20 anni, chiamate comunemente deroghe Amato dal nome della riforma del 1992. Tra i casi indicati dall'INPS c'è quello di chi aveva già maturato 15 anni di contributi entro il 31 dicembre 1992: per queste persone 15 anni bastano ancora oggi, fermo restando il requisito dell'età. Le deroghe hanno condizioni precise e vanno verificate sull'estratto conto contributivo.
Chi ha iniziato dopo il 1995: la soglia di importo
Per i cosiddetti contributivi puri, cioè chi ha il primo contributo dal 1° gennaio 1996 in poi, c'è una condizione in più. A 67 anni con 20 di contributi la pensione spetta solo se l'importo calcolato è almeno pari all'assegno sociale. Fino al 2023 serviva una volta e mezza; la legge di bilancio 2024 ha abbassato la soglia a una volta, mentre chi aveva già maturato i requisiti entro il 31 dicembre 2023 mantiene la vecchia regola, se più favorevole.
Nel 2026 l'assegno sociale vale 546,24 euro al mese per 13 mensilità, secondo l'INPS. Chi non raggiunge questa soglia non perde i contributi: può andare in pensione di vecchiaia a 71 anni con almeno 5 anni di contributi effettivi, qualunque sia l'importo. In questo caso i contributi figurativi non contano per i 5 anni.
Una lavoratrice con primo contributo nel 1998 compie 67 anni nel 2026 con 21 anni di contributi. Se la pensione calcolata è di 610 euro al mese, supera la soglia di 546,24 euro e può andare in pensione. Un collega nella stessa situazione, ma con una pensione calcolata di 500 euro perché ha avuto lunghi periodi di part-time, resta sotto la soglia: con le regole attuali la sua uscita di vecchiaia slitta a 71 anni, salvo che nel frattempo l'importo cresca abbastanza.
Le cifre sono un esempio della redazione per mostrare il meccanismo, non un calcolo della pensione di qualcuno.
Quando arriva il primo assegno
Per la vecchiaia non c'è la «finestra» di attesa che esiste per la pensione anticipata. Nelle gestioni dei lavoratori dipendenti privati e autonomi e nella gestione separata la pensione decorre dal primo giorno del mese successivo a quello in cui si raggiungono i requisiti, oppure da un mese successivo se lo si chiede nella domanda.
C'è però una condizione pratica: chi è lavoratore dipendente deve cessare il rapporto di lavoro per ricevere la pensione. I lavoratori autonomi non sono obbligati a chiudere l'attività. Una volta in pensione, come spieghiamo nella risposta su chi lavora dopo la pensione, si può comunque tornare a lavorare senza perdere l'assegno di vecchiaia.
Che cosa cambia dal 2027
L'età della pensione è collegata alla speranza di vita. Un decreto del Ministero dell'Economia del dicembre 2025 ha certificato un aumento di tre mesi, e la legge di bilancio 2026 (legge 199 del 2025) ha deciso di applicarlo in modo graduale, come spiega l'INPS nella circolare n. 28 del 16 marzo 2026:
| Anno in cui si raggiungono i requisiti | Vecchiaia ordinaria | Contributivi puri sotto soglia |
|---|---|---|
| 2026 | 67 anni | 71 anni |
| 2027 | 67 anni e 1 mese | 71 anni e 1 mese |
| Dal 2028 | 67 anni e 3 mesi | 71 anni e 3 mesi |
Chi compie 67 anni entro il 2026 e ha già i contributi non è toccato dall'aumento. Chi li compie nel 2027, invece, dovrà aspettare un mese in più: una persona nata a giugno del 1960, per esempio, raggiungerà 67 anni e 1 mese a luglio del 2027 e, con i contributi in regola, potrebbe ricevere la pensione da agosto. È un esempio costruito sulle regole generali.
Chi è escluso dall'aumento
La legge di bilancio 2026 esclude dall'incremento alcune categorie che hanno svolto mansioni pesanti, a condizione di avere almeno 30 anni di contributi: chi ha svolto lavori gravosi come dipendente per almeno 7 degli ultimi 10 anni, o 6 degli ultimi 7, e chi ha svolto lavori usuranti. C'è un'eccezione nell'eccezione: l'esenzione non vale per chi, al momento del pensionamento, sta ricevendo l'APE sociale. Chi pensa di rientrare in queste categorie fa bene a farsi certificare la propria situazione per tempo, perché le mansioni ammesse sono elencate una per una.
Per chi conta, e che cosa controllare
Questa risposta è utile soprattutto a chi ha tra i 60 e i 66 anni e sta cominciando a fare i conti con la data di uscita. Prima di tutto conviene scaricare l'estratto conto contributivo dall'area personale del sito dell'INPS, o farselo stampare da un patronato, e controllare tre cose:
- che gli anni di contributi siano almeno 20, senza buchi dimenticati (servizio militare, periodi all'estero, lavori brevi);
- la data del primo contributo, che decide se si è nel sistema contributivo puro e quindi soggetti alla soglia di importo;
- l'anno in cui si compiono 67 anni, per capire se si è toccati dall'aumento del 2027 o del 2028.
Chi ha periodi da recuperare può valutare il riscatto della laurea o di altri periodi; chi pensa di trascorrere la pensione fuori dall'Italia può leggere che cosa succede all'assegno se ci si trasferisce all'estero.
In sintesi
Nel 2026 la pensione di vecchiaia resta legata a due numeri, 67 e 20, con una soglia di importo per chi ha iniziato dopo il 1995. Dal 2027 l'età cresce di un mese e dal 2028 di tre in tutto, salvo le categorie escluse. La data esatta dipende dalla propria storia contributiva: per saperla con certezza servono l'estratto conto e una verifica con l'INPS o con un patronato, non una regola letta in fretta.
Fonti ufficiali
- INPS, Pensione di vecchiaia, requisiti, deroghe e decorrenza
- INPS, circolare n. 28 del 16 marzo 2026, adeguamento dei requisiti alla speranza di vita dal 2027
- INPS, Assegno sociale, importo 2026
- INPS, Legge di bilancio 2026: le novità sulle pensioni
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